MonicArt
monica Morandi
Libertà, libero arbitrio, karma, destino
Il libero arbitrio (o libertà di) è la possibilità di percorrere una strada anziché un’altra e, pertanto, è sempre correlato all’esercizio di una scelta. Vado a destra o vado a sinistra? Ogni volta che nella nostra vita incontriamo un bivio, là si manifesta il libero arbitrio. Questo è cosa diversa dalla libertà, che è sempre libertà da, e particolarmente dalle strutture e sovrastrutture, dai retaggi culturali, dalle narrazioni dilaganti, dalle ideologie imperanti, dalle false coscienze, da tutte quelle catene che irregimentano la vita dell’umanità e la condannano ai livelli più bassi e materiali dell’esistenza. La retta visione delle cose, la consapevolezza del mondo, sia interiore che esteriore, l’elevata qualità della coscienza, il discernimento, la capacità di vedere là dove per tutti è notte sono prerogative dell’essere umano libero, e lo portano inevitabilmente a fare la scelta giusta. Non c’è destra e sinistra, la strada è una sola. È la strada del bene, del vero e del giusto. È la strada di Dio.
In che misura esiste il libero arbitrio? Entro quali limiti noi possiamo effettivamente scegliere nella nostra vita?
C’è un punto di vista assoluto, onnisciente, infinito: è quello di Dio. Dio sa tutto di noi, nel passato, nel presente e nel futuro. Dio sa cosa abbiamo fatto e cosa faremo a ogni passo di ciascuna incarnazione, dal primo vagito all’ultimo respiro. Conosce persino i pensieri che ancora dobbiamo formulare nella nostra testa. E sa che ciò che abbiamo fatto, le strade che abbiamo scelto, le abbiamo scelte, anche quelle sbagliate, perché non potevamo fare altrimenti, perché quello era il livello della nostra coscienza e della nostra consapevolezza al tempo di quella scelta. Qui, dunque, non c’è un vero libero arbitrio, ma la necessità di agire per quello che siamo in un dato momento.
Al lato opposto ci siamo noi, piccoli esseri umani viventi sulla Terra, che nulla sanno di quello che accadrà domani e per i quali la vita è una grande incognita. Siamo costantemente chiamati a una scelta e quindi per noi tutto è libero arbitrio. E questo è fonte, non certo in casi isolati, di

Paul Klee, Strada principale e strade secondarie, 1929, olio su tela
crisi personali, sconforto e paura, che possono produrre errori, perché si è scelta la strada sbagliata, o addirittura stallo, perché si è impossibilitati ad agire, a scegliere tra la destra e la sinistra, una situazione che, a ben vedere, non è migliore dell’errore.
Ma non ogni cosa che accade in terra è soggetta al nostro libero arbitrio in egual misura. Ci sono ambiti dell’esistenza in cui la nostra libertà di movimento e di azione può essere grande, altri in cui può essere minima e altri ancora in cui è addirittura inesistente. Le cose più importanti della nostra vita, come ad esempio il posto – la posizione – che occuperemo nel mondo, sono predeterminate, preordinate, sono strutture immodificabili del nostro percorso. Il libero arbitrio qui non entra in gioco. Pensiamo a un ragazzo che all’età di 15 anni fa un incidente in macchina e a seguito di quel trauma non potrà camminare mai più, finendo su una sedia a rotelle per il resto della sua vita. Vita che, da quel momento, girerà intorno alla nuova condizione di disabile. Il ragazzo ha subito un evento sovraordinato, predisposto e iscritto nel libro della sua vita, che ne ha determinato la posizione. Nulla poteva arrivare a modificare quell’evento.
Ci sono poi degli ambiti della vita, non necessariamente bassi o ininfluenti, in cui il libero arbitrio entra in gioco piuttosto liberamente. Ad esempio, un uomo preferisce una donna a un’altra e la sposa, ma quella donna che ha scelto non doveva, karmicamente, essere la sua compagna. Doveva essere l’altra (o magari una terza donna ancora). Ma lui non è stato in grado di riconoscere la strada giusta e l’esercizio del suo libero arbitrio lo ha portato a commettere un errore, che potrà durare per anni o anche per tutta la vita, una scelta che aprirà a tutta una serie di pesi, contrappesi e compensazioni nelle vite future.
Infine ci sono i livelli più bassi, relativi soprattutto alla quotidianità: oggi devo andare a fare la spesa, vado al Conad o alla Coop? Ecco, questo dipende interamente da noi. Anche in questo caso ci può essere, o addirittura c’è, la strada giusta, magari per acquistare un certo prodotto, che ne so, una scatola di biscotti, che potrebbe tornare utile qualche giorno dopo in occasione della visita, a sorpresa e assolutamente non prevista, di un conoscente. Ma il livello è talmente basso da non provocare conseguenze o reazioni o da necessitare compensazioni.
C’è poi l’intervento delle nostre guide spirituali, sempre presenti, ancorché silenziose e discrete, nello svolgimento delle nostre vite. Riceviamo un invito a cena a cui parteciperanno molte persone e siamo indecisi se andare o meno. Siamo tornati tardi dal lavoro e siamo stanchi. Andare o no? Meglio di no. Se però a quella cena c’è un incontro importante per la nostra vita o per la vita di qualcun altro, ecco che il nostro spirito guida può metterci la pulce nell’orecchio, ossia può sollecitarci e istigarci fino a quando non ci siamo cambiati e siamo andati dove dovevamo andare.
Però non sempre lo spirito guida si adopera in maniera così esplicita. Perché, allora, a volte interviene e altre no? Perché esso agisce in accordo con il grado di libertà di scelta che abbiamo in una data situazione. Se quella libertà è nulla, lo spirito guida si attiverà per far sì che tutto vada come deve andare, oppure, se ogni cosa è già predisposta, non si attiverà per niente. In entrambi i modi le cose andranno come devono andare, senza che noi abbiamo la possibilità di modificare quella strada. Viceversa, se il libero arbitrio è grande, ecco che lo spirito guida potrà intervenire per far sì che la nostra scelta sia coerente con il nostro karma. Ma potrà anche decidere di lasciarci scegliere liberamente, anche in disaccordo con esso. Dipende da molte cose. Ad esempio, dall’errore di oggi potrebbe essere possibile una grande rinascita in tempi successivi, in vite successive. La caduta di oggi costituirebbe, quindi, per quell’essere umano un vantaggio, una posizione migliore per la crescita di domani. Potrebbe darsi, poi, che noi non meritiamo quell’aiuto, perché ci siamo comportanti in maniera contraria ai principi della verità e della giustizia. Questo accade molto spesso nel mondo, perché il livello evolutivo dell’umanità, purtroppo, è ancora molto basso. Lo spirito guida non è un cameriere al nostro servizio, e molta parte della sua azione, specie se è uno spirito di Luce, dipende da come ci comportiamo.
Parliamo qui di spiriti guida che hanno raggiunto la Luce, un ambiente del mondo dello spirito che contiene molti livelli al suo interno, ma tutti, in misura maggiore o minore, sono illuminati dalla luce di Dio. È una precisazione importante, questa, perché gli spirti guida di alta Luce, quelli più alti e belli, che esistono al fianco di Dio e concorrono, con Esso, a controllare e influenzare le vicende umane, non prendono sotto la loro protezione persone che non hanno un elevato livello evolutivo e che agiscono in modi contrari ai principi dello spirito, ossia dell’ordine divino. Per questi umani molto evoluti l’esercizio del libero arbitrio vale solo in minima parte o addirittura non vale, poiché, essendo persone compiute, tenderanno a scegliere sempre il bene.
Facciamo un esempio di come opera uno spirito di Luce. Si è parlato tanto del Mostro di Firenze, che per quasi due decenni ha terrorizzato le campagne fiorentine. È ormai noto che la ragazza uccisa a Vicchio non voleva uscire quella sera, a spingerla a incontrare il suo Claudio fu la madre, che in ogni intervista dirà poi di provare per questo il più grande rimorso. Ci si può chiedere come mai il suo spirito guida non l’abbia protetta, non l’abbia tenuta a casa. Perché nel libro della vita di quella ragazza era scritta un’atrocità che nessuno poteva toglierle. Anzi, tutto doveva confluire a farla andare a quel terribile appuntamento con la morte. Però, se in quel libro era scritta tale atrocità, significa che in una o più vite precedenti lei doveva a sua volta averne prodotte, cioè doveva aver fatto talmente tanto male che il karma si è attivato a produrre per lei un’aberrazione come quella che ha dovuto subire in questa vita. Questo vale per tutte le vittime di violenza inaudita. Nulla è a caso. Pensiamo che il maschio, in quell’orrenda vicenda, ha sofferto meno. Tutte le vittime maschili sono state uccise subito, sono state neutralizzate, tolte di mezzo. Ma le donne sono state torturate, in alcuni casi a lungo con quelle terribili asportazioni, e possiamo immaginare quale livello inumano di dolore devono aver sopportato prima di spirare. Sole, al buio, terrorizzate, circondate solo da sangue e da morte, accerchiate da estranei crudeli che violavano le loro carni nella maniera più bieca e fino alle estreme conseguenze. Un’atrocità simile si spiega solo con altrettanta atrocità che quelle poverette avevano a loro volta compiuto in vite passate. Quel dolore fisico, psicologico, quella paura, è ciò che a loro volta, in un’altra vita, avevano fatto passare e che in questa dovevano subire.
E qui introduciamo il concetto di Karma, un meccanismo infallibile che possiamo chiamare Legge di bilancio spirituale. È L’idea che ognuno è responsabile di ciò che fa ed è tenuto a pagarne le conseguenze. È la più alta espressione della giustizia, un meccanismo che non è imperfetto, relativo e suscettibile di interpretazioni o ideologie, come i sistemi della giustizia terreni, ma è perfetto, assoluto e incorruttibile. La giustizia karmica è infallibile e dà a ciascuno il suo. Nulla sfugge al grande registro karmico che contiene, come in una grande enciclopedia universale, tutte le nostre azioni e i nostri pensieri ogni secondo della nostra vita. La giustizia è una bilancia con i bracci sempre in equilibrio e quando essi sono in disequilibrio, o addirittura in grave disequilibrio, si attiva immediatamente per riportarli in pareggio. Ossia crea dinamiche, situazioni ed eventi che devono accadere nel mondo terreno a compensare le mancanze o punire le malefatte. Solo quando i debiti sono stati pagati e i crediti incassati, i due bracci della bilancia tornano in parità, e il karma è soddisfatto.
il Cristo disse: “Ogni cosa che darai ti sarà data.” Non è questa l'essenza della legge karmica?

Nessuno può sfuggire al proprio karma. Ovunque noi siamo nel mondo, in qualsiasi tempo, a qualsiasi punto del nostro percorso evolutivo quel credito o quel debito – con una persona, con una situazione, con la vita stessa – ci verrà dietro, ci inseguirà fino a quando non sarà estinto e la bilancia della giustizia non sarà tornata in equilibrio. Questo vale anche con enti più grandi dell’individuo: un paese con un altro paese, un’etnia con un’altra etnia, un genere con il genere opposto, il genere umano con gli animali, eccetera.
Questo meccanismo non si esaurisce in una vita, ma coinvolge, di norma, più incarnazioni, e temporalmente più secoli. Così, ad esempio, se qualcuno in una vita passata è stato attivo nella maldicenza e nel pettegolezzo, al punto da rovinare la reputazione di molte persone e causare loro danni gravi, possiamo essere sicuri che nella prossima vita o in quelle dopo qualcosa accadrà perché quel qualcuno si trovi messo alla gogna in maniera irreparabile. Magari potrebbe ritrovarsi al centro di uno scandalo, con la reputazione rovinata per sempre, ed essere costretto ad avere a che fare con i “cocci” di molte cose rotte nella vita passata.
Parliamo prima dei debiti, che sono la parte più significativa del percorso umano.
Ci sono debiti maggiori e debiti minori. Se il debito è minimo, può darsi che, per via di certe dinamiche karmiche, venga spalmato su più fronti, in modo da rendere quella compensazione, di fatto, impercettibile. Ma se il debito è grande, se l’offesa che abbiamo recato a un nostro fratello o a una nostra sorella è stata grande, quel debito prima o poi tornerà indietro come un boomerang.
I debiti più grandi che noi creiamo a livello karmico, quelli che la religione cristiana chiama “peccati”, sono l’uccisione e il furto. Queste due azioni, se compiute, comportano le punizioni e le compensazioni più elevate e provocano a chi le ha commesse cicli karmici di grande dolore, fisico, mentale, emozionale.
L’uccisione, non solo di esseri umani, ma anche di quelle povere creature animali che sempre l’umanità sfrutta e violenta a suo uso e consumo, pende sul capo degli assassini in maniera indelebile, come una mannaia che a un certo punto del loro cammino, a seconda di precise logiche karmiche, colpirà con indicibile violenza. Coloro che nella loro vita hanno ucciso, nel disprezzo dei più basilari valori umani di dignità e di libertà, sostituendosi a Dio nel dare la morte e inficiando il percorso karmico della persona o dell’animale ucciso, si devono preparare a una grande compensazione da offrire per quell’atto scellerato.
L’unica parziale eccezione a questa regola è la legittima difesa, che pone chi è stato aggredito e si trova in pericolo di vita nell’immediata posizione di dover effettuare una scelta: la mia vita o la vita altrui? Le logiche che stanno dietro al movimento della bilancia della giustizia, in un caso come questo, sono molte e complesse e non possono essere generalizzate, perché molto fanno la situazione, la necessità e l’intenzione, oltre ovviamente ai precedenti karmici. Qui possiamo dire che, al netto di ciò che si attiverà nel singolo caso, chi ha ucciso per difesa andrà incontro a una reazione karmica molto minore di quella del suo aggressore.
Verrebbe da pensare che il suicidio, che coinvolge solo chi lo commette e non reca violenza ad altri, si collochi in termini di gravità sotto o poco sotto l’omicidio.
<<L’uccisione di se stessi o suicidio non si situa, purtroppo, poco sotto l’uccisione di altri esseri umani, ma costituisce il debito più grande in assoluto e la forma più grave di uccisione.
Il suicida non riconosce se stesso, mentre l’omicida sì, anche se ha commesso un grave atto verso qualcun altro. Il punto di partenza della vostra vita, in ogni incarnazione, siete voi. Se mancate voi, casca tutta l’impalcatura su cui si regge la vostra vita e non è più possibile andare avanti. Ma in quell’avanti, in quel pezzo di vita che manca all’appello e che voi avete indebitamente sottratto, sono possibili cose essenziali per il vostro cammino. Una di queste è la redenzione: l’omicida si può pentire, può decidere di agire finalmente in maniera consona ai principi dello spirito. Un’altra è il compimento di un’azione buona e giudiziosa a compensazione diretta della malefatta. Tutte cose che concorrono a migliorare il vostro bilancio spirituale alla fine della vita. Ma il suicida ha messo una pietra tombale su queste possibilità, interrompendo in maniera netta e violenta il suo progresso spirituale. Nulla è paragonabile al suicidio in termini di gravità, è bene che lo sappiate.>> G+
<<La gravità di questo atto e la grande punizione a cui il suicida va incontro risiedono in due cose: 1) esso provoca conseguenze pari a quelle dell’omicidio con riferimento alla rottura di equilibri karmici molto importanti, sia per la persona che si è tolta la vita sia per le persone che le stanno intorno, e determina uno scompenso enorme riguardo alle vite future, perché, sul piano karmico, ora devono essere riprogrammate da capo;
2) è un’ammissione di cedimento strutturale senza appello, è un’abiura dei concetti di forza, fiducia e fede, soprattutto in se stessi, che devono essere i pilastri della vostra vita terrena. Il dolore che quasi sempre sta alla base del suicidio non è mai così grande da giustificarlo. Il karma non mette mai sulle spalle di una persona un peso più grande di quello che la persona riesce a sopportare, e se il debito è particolarmente consistente questo viene spalmato su più vite.
Grande, invece, è la debolezza, la sfiducia e la mancanza di fede di chi crede, nella sua assoluta ignoranza, che uccidendosi potrà evitare il debito di dolore che lo sta attanagliando, le cui cause risiedono, come sempre, in sue azioni passate.>> G+
Subito dopo l’uccisione viene il ladrocinio. Crede, il ladro, di aver commesso poca cosa penetrando in casa altrui, appropriandosi dei beni altrui, calpestando e violando lo spazio e il riserbo altrui. Non è così. Quel ladro, specie se il fatto è reiterato e l’attività predatoria è diventata regola di vita, si prepari a pagare un prezzo altissimo, che vita dopo vita lo inseguirà fino a quando non lo avrà colpito e affondato a livelli inimmaginabili. Analogamente, colui che è stato vittima di quel furto, e si è visto sottrarre ad esempio gioielli di famiglia, ricordi dei genitori, cose aventi un valore affettivo, prima che monetario, sappia che quel credito gli arriverà moltiplicato, sia nel cuore che nel portafoglio.
Per i crediti c’è poco da dire, se non che la compensazione del torto subito in una vita prima o poi arriverà, non importa quanto lontana è nel tempo. Prendiamo, ad esempio, il popolare programma televisivo Affari tuoi, con le sue vincite cospicue. È un gioco basato interamente sul caso, al punto da essere paragonato da molti commentatori a un vero e proprio gioco d’azzardo, che si consumerebbe in prime-time nelle case di milioni di italiani. Ma è davvero tutto un caso? La logica karmica è inoppugnabile: chi ha subito la sottrazione indebita di una somma la deve recuperare, in misura uguale o leggermente superiore, ma mai in misura inferiore. E come si fa allora a non pensare che queste vincite che sembrano arrivare dal nulla, soprattutto le più grosse, anziché alla fortuna, siano invece dovute al karma, per via di un credito che il concorrente aveva accumulato in una o in più vite passate? Credito che il concorrente aveva di sicuro nei confronti di un’autorità centrale, che aveva ottenuto da lui, certamente in maniera indebita, una somma di denaro superiore o addirittura sproporzionata rispetto al dovuto. Ricordiamo l’incaricato del sovrano, l’esattore delle tasse, che nel medioevo passava porta a porta nelle città e nei villaggi a incassare gabelle e altri tributi anche con l’uso della violenza. Nell’Italia di oggi la Rai è la tv di stato e dunque è la rete che rappresenta mediaticamente l’autorità centrale. La Repubblica italiana è il corrispettivo, in epoca contemporanea, dell’autorità del signore del feudo o del monarca in tempi passati, pre-democratici.
E tutti quei sogni, quei numeri così importanti di cui sempre i concorrenti parlano, non potrebbero essere aiuti che il cielo dà loro perché arrivino a comprendere qual è la strada giusta? Il numero del cuore non deve portare a trovare necessariamente il pacco con la somma maggiore in palio, 300.000 euro, ma quello con la somma che azzera il credito che loro hanno maturato in una vita precedente, fossero anche poche centinaia di euro. E se non vincono nulla, se nel pacco c’è zero è chiaro che quelle persone sono nel posto sbagliato. Hanno partecipato a un programma con sogni di gloria e di guadagno facile, per il quale magari sono stati preferiti ad altri più meritevoli di pareggiare il bilancio karmico, e ora vengono trattati come meritano: andando via con le pive nel sacco per aver cercato di ottenere qualcosa che non spettava loro.
Infine c’è il destino, che è una cosa diversa dal karma, è qualcosa di più grande. Il destino comprende ogni cosa della vita, non solo gli eventi e le situazioni karmiche, quelle per cui, come abbiamo detto, la causa scatenante è da ricercarsi in un nostro comportamento passato, ma comprende anche quegli eventi e quelle situazioni che non hanno una causa scatenante.
Se una persona mi fa uno sgambetto, io cado e mi rompo la gamba, e lo fa perché in una vita precedente io gli avevo fatto qualcosa di male, si può dire che questo rientra nelle dinamiche karmiche di causa-effetto. Allo stesso modo, se ricevo un calcio da qualcuno a cui non avevo fatto nulla in passato ma che in quel momento funge da strumento per la regolazione dei conti con qualcun altro a cui, in un’altra vita, avevo recato danno, anche questo rientra nelle dinamiche karmiche di causa-effetto. Ma se uno mi fa uno sgambetto, io cado e mi rompo una gamba, e mai quella persona io avevo incontrato in una vita passata, e non avevo nulla da pagare in tal senso neanche con altre persone, cos’è successo? Quello sgambetto non lo meritavo. Come mai allora mi è stato fatto?
Ebbene, quello che è accaduto era scritto nel mio destino.
Ci sono cose che succedono perché devono succedere e che non sono frutto di legami karmici. Resta inteso che le conseguenze di quelle cose dovranno manifestarsi a un certo punto nella vita, per cui chi ha fatto del male dovrà fare i conti con le sue malefatte e chi ha ricevuto il male dovrà riceve la giusta compensazione, che spesso è più grande del male o del disagio che ha subito. Queste cose si situano a un livello più elevato del karma, si situano a livello divino e fanno capo a un Dio dotato di una precisa volontà. Dio decide, governa, guida avendo bene in mente la bilancia della giustizia che Egli ha predisposto. Tutto è sotto il suo controllo, nel bene e nel male. Dio sa chi sono i suoi figli migliori e può decidere di attribuire pesi e chiedere sacrifici a coloro che hanno le spalle larghe per poterli portare, nella certezza che i frutti di quei sacrifici fuori karma a un certo punto matureranno. Tutto questo per raggiungere il fine ultimo dell’umanità, che è il ricongiungimento di ogni essere umano con il divino, con Dio stesso.
MM